treni e pecorini

Neve e ghiaccio mi fanno perdere la coincidenza. Mi aspettano tre cambi per arrivare a Roma.

In queste situazioni ci si chiede: è proprio necessario? Ebbene si. Domattina devo essere all’università per la lezione di food.

La lezione di food consiste nel preparare dei set immensi per fotografare delle mele, delle noci, dell’insalata o del pecorino.

Food non mi piace.

Non mi piace passare cinque ore della mia vita a puntare specchietti e pannellini riflettenti su un pezzo di formaggio. Ma bisogna saper fare anche questo. Quindi le 6ore di treno sono necessarie. Purtroppo.

Con un pezzo di pecorino e dei pannellini nella valigia salgo sul primo treno.

Il vagone è tutto occupato, e una valigia occupa quattro posti. Chiedo gentilmente ai signori a fianco se la valigia è la loro. Mi guardano. Non rispondono.

Ci guardiamo per qualche secondo.

Vabbè.

Sposto leggermente la valigia e occupo mezzo sedile.

A Cattolicasangiovannigabicce sale un signore di mezz’età, e mi chiede in modo piuttosto scortese se “posso levare la mia valigia dalle palle”.

Gli faccio presente che la valigia non è mia. Il signore di mezz’età da un calcio alla valigia e occupa un altro mezzo sedile.

Ride.

Faccio finta di niente.

Ride ancora.

Sempre di più.

Mi metto le cuffie, ma anche questa volta le cuffie non bastano. Il signore di mezza età si agita, inizia a battersi le mani sulle ginocchia, mentre la sua risata diventa sempre più grassa.

Alzo lo sguardo, poi alzo anche un sopracciglio.

Lo fisso con aria interrogativa.

“hahahahhahahahahahah”

alzo ancora di più il sopracciglio sinistro.

“ahahhahahhahaha, ci dev’essere una bomba qui! Ahahhahahahahah!”

“bah” è l’unica cosa che riesco a dire, mentre mi si alza anche il secondo sopracciglio.

Il signore di mezz’età urla “ahahahhahahahha! Dev’essere proprio una bomba! Ahahahahhahahahahah!”

La signora a fianco suggerisce: “il ragazzo di colore è scappato via! era seduto li, poi è sceso a marottamondolfo. Ha abbandonato qui la bomba”.

La voce della bomba si diffonde presto per tutto il vagone. C’è un gran vociare. Sempre più alto. La gente inizia a scappare. Il signore ride e da calci alla valigia.

Il vagone è vuoto. Finalmente un po’ di pace.

 

Anche questa volta scendo a falconaramarittima. Sento subito la signorina che annuncia i treni dire:

“’conara marittima.

’eno diretto a

‘oligno arriverà con

‘enta minuti di ritardo”.

Poverina. Non riesco a pensare ad altro quando sono a falconara marittima. Perché parla così, questa signorina?

 

Sul secondo treno c’è un musicista.

Ha un cappello da texano e uno stuzzicadente in bocca. Il musicista si guarda timidamente intorno e giocherella con un portachiavi di peluche a forma di elefantino.

Il musicista mi incuriosisce.

Probabilmente viene da molto lontano. Nasconde gli occhi sotto al cappello e non parla con nessuno.

Ha la barba incolta, i capelli lunghi.

I suoi stivali sono consumati e sporchi di fango. Come se avesse camminato per tanti chilometri solo con la sua chitarra, la sua camicia a scacchi di flanella e il suo elefantino peloso.

Alla stazione di montecarotto si alza. Vorrei scendere con lui. Seguirlo. Sapere da dove viene, farmi raccontare tutto della sua vita. Ma domani c’è food.

Accarezza la custodia della sua chitarra. Probabilmente ha condiviso con lei tutte le sue avventure. Chissà cosa suona, in che lingua parla…?

Il corridoio è stretto e il musicista fa fatica a raggiungere la porta. Afferra la custodia, si dimena tra i sedili, fino a fare un gesto ampissimo con la custodia. Mi colpisce il labbro.

Non importa.

Sanguina un po’, ma forse adesso mi dirà qualcosa.

Saprò chi è e da dove viene.

Mi sposto i capelli dagli occhi e cerco il suo sguardo.

Da sotto il cappello da texano una voce roca mi sussurra:

“espostate, limortaccitua”.

 

Ora vorrei solo addentare il pecorino che ho dentro alla valigia. Ma mi serve per lo scatto di domani.

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